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Associazione Ticinese Terza Età12 gen 20265 min read

Case per anziani, centri diurni e famigliari curanti: una rete sotto pressione

Attualità


Il Ticino sta vivendo una trasformazione silenziosa ma profonda. Negli ultimi vent’anni gli over 65 sono aumentati di oltre il 35% e, entro il 2035, rappresenteranno più di un quarto del totale. L’invecchiamento non è quindi una questione settoriale, ma un fenomeno strutturale che incide sull’intero sistema sociosanitario e sull’equilibrio delle famiglie e delle comunità.

Spesso, nel dibattito pubblico, ci si concentra su singoli elementi – le rette delle case per anziani, le cure a domicilio, i centri diurni – senza coglierne le interdipendenze. Eppure il sistema funziona come una rete: famigliari curanti, volontariato, servizi di prossimità, cure professionali e strutture residenziali si sostengono a vicenda. Quando uno di questi anelli si indebolisce, la pressione si trasferisce sugli altri, con effetti a cascata sull’intero sistema.


Le case per anziani: rette sempre più difficili da sostenere

Le rette nelle case medicalizzate rappresentano oggi un fattore di preoccupazione crescente. Il costo reale medio di una struttura in Svizzera è oggi di circa 363 Fr. al giorno (≈ 10’875 al mese), secondo Curaviva. In Ticino, però, la quota effettivamente richiesta all’utente varia ampiamente: la retta minima riconosciuta nel 2025 è di 84 Fr. al giorno (≈ 2’520/mese), mentre alcune strutture pubbliche o private sussidiate arrivano fino a 140–180 Fr. al giorno; strutture private non sussidiate possono richiedere anche oltre 238 Fr. per ogni giorno, a seconda dei servizi offerti.

La differenza dipende dal metodo di calcolo previsto dalla normativa cantonale: il reddito e il patrimonio dell’utente (compresa la prima casa) determinano la quota a carico, integrata eventualmente da prestazioni complementari o sussidi comunali.

L’invecchiamento è un fenomeno strutturale: più lunga è la vita, più lunga è anche la fase di fragilità che richiede cure continue. Le case per anziani garantiscono professionalità, sicurezza e monitoraggio costante, ma tutto ciò ha un costo crescente: carenza di personale, salari più alti per attrarre operatori, incremento dei costi energetici, adeguamenti infrastrutturali e bisogni di cura sempre più complessi.

Il risultato è che un numero crescente di persone devono impegnare non solo rendite e pensioni, ma anche i risparmi di una vita. Quando questi finiscono, la responsabilità ricade sui figli, spesso già gravati da impegni familiari e professionali. La qualità delle strutture non è in discussione. Lo è invece l’equità dell’attuale modello di partecipazione ai costi, che lascia scoperte proprio le famiglie di mezzo: né ricche né povere, ma sempre più vulnerabili.


Centri diurni ricreativi: prevenzione primaria a basso costo

Nel quadro di una politica dell’invecchiamento sostenibile, i Centri diurni ricreativi (CDR) dell’ATTE rappresentano un elemento forse sottovalutato. Sviluppati in oltre trent’anni grazie all’impegno volontario, questi centri non sono semplici luoghi di socializzazione, ma veri e propri presìdi di prevenzione primaria.

Attraverso attività di movimento, stimolazione cognitiva, relazioni sociali e partecipazione attiva, i CDR favoriscono il benessere psicofisico delle persone anziane e contribuiscono a contrastare l’isolamento. Il contatto regolare permette inoltre un monitoraggio informale, utile a intercettare precocemente segnali di fragilità prima che richiedano interventi più intensivi e costosi.

I numeri confermano questa funzione: nel 2024 i Centri diurni ricreativi dell’ATTE hanno registrato circa 75’000 partecipazioni. Grazie al volontariato e a un sostegno pubblico mirato agli spazi, questi centri operano con costi contenuti e con una distribuzione capillare sul territorio, offrendo un servizio di prossimità accessibile anche alle persone sole o con risorse limitate.

La decisione del DSS, recentemente comunicata agli organi dirigenti dell’ATTE, di sopprimere progressivamente i sussidi agli affitti di questa tipologia di centri rischia di indebolire uno degli anelli più economici ed efficaci della rete. A fronte del mantenimento – indispensabile – dei Centri diurni socio-assistenziali (CDSA) – molto più costosi essendo basati su personale stipendiato –, si colpiscono servizi che producono un alto valore preventivo a costi ridotti. L’esperienza maturata dall’ATTE mostra che, a parità di utenza media, il costo pro capite di un CDSA può superare perfino di dieci volte quello di un CDR.

È evidente che il Cantone si trova oggi confrontato con vincoli finanziari stringenti e con la necessità di operare scelte difficili. Nessuno può ignorare le difficoltà strutturali delle finanze pubbliche né la crescente pressione sui costi della sanità, confermata anche dai recenti dibattiti e dalle decisioni popolari. Proprio per questo, tuttavia, diventa essenziale distinguere tra misure di risparmio necessarie e tagli che, colpendo servizi a basso costo ma ad alto valore preventivo e sociale, rischiano di rivelarsi controproducenti nel medio e lungo periodo.


I famigliari curanti: il pilastro invisibile

Per comprendere davvero la sostenibilità dell’invecchiamento è necessario considerare un attore spesso invisibile: i famigliari curanti. In Svizzera, la grande maggioranza dell’assistenza alle persone anziane che vivono a domicilio è garantita da familiari, in prevalenza donne tra i 55 e i 70 anni, che forniscono un’enorme quantità di ore di cura non remunerata.

Questo lavoro, essenziale ma poco riconosciuto, permette al sistema sociosanitario di reggere. Senza il contributo dei famigliari curanti aumenterebbero immediatamente le richieste di cure professionali, i ricoveri e gli ingressi nelle strutture residenziali, con costi difficilmente sostenibili. I servizi domiciliari professionali, pur fondamentali, coprono solo una parte dei bisogni e non possono sostituire la presenza quotidiana della rete familiare.

In questo contesto, i CDR svolgono una funzione complementare decisiva: sostengono le persone anziane, anche quelle nelle fasi iniziali della fragilità, e alleggeriscono in parte il carico che grava sui familiari, ritardando il ricorso a soluzioni più impegnative.


La necessità di una visione integrata

Il Ticino dispone di una rete di prossimità preziosa, costruita nel tempo grazie alla collaborazione tra istituzioni, professionisti, volontariato e famiglie. Questa rete resta solida solo se tutti i suoi elementi sono sostenuti in modo coerente.

È evidente che il Cantone si trova oggi confrontato con vincoli finanziari stringenti e con la necessità di operare scelte difficili. Riconoscere questi limiti è indispensabile. Proprio per questo diventa fondamentale distinguere tra misure di risparmio necessarie e tagli che, colpendo servizi a basso costo ma ad alto valore preventivo e sociale, rischiano di rivelarsi controproducenti.

Prevenzione, sostegno quotidiano, cure professionali e residenzialità non sono ambiti separati, ma tappe di uno stesso percorso. Investire nei servizi di prossimità e nel volontariato non significa ignorare i vincoli finanziari, bensì affrontarli con una logica di sostenibilità e responsabilità collettiva. La prevenzione non è una spesa accessoria: è il primo investimento per contenere gli oneri futuri, proteggere la coesione sociale e garantire dignità alle persone anziane.


Per il Consiglio direttivo, Giampaolo Cereghetti

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Associazione Ticinese Terza Età
Associazione apartitica e aconfessionale che promuove iniziative volte a facilitare l’integrazione sociale e intergenerazionale delle persone anziane.

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