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Associazione Ticinese Terza Età30 ott 20262 min read

Prendersi cura degli altri senza smettere di esistere

Una moglie che accompagna il marito alle visite. Una figlia che passa ogni sera dalla madre per la cena e le medicine. Un fratello che si occupa di conti, pratiche e telefonate per la sorella. Sono gesti che sembrano normali e, in un certo senso, lo sono. Ma chi li compie con regolarità, per una persona cara la cui salute o autonomia è compromessa, è un familiare curante.

In Ticino se ne stimano oltre 50'000 (stima USTAT, 2020). A livello svizzero si parla di una persona su quattro (fonte: DSS, 2022). E si può esserlo a tutte le età: anche tra le persone anziane molte assistono il coniuge o un altro parente.

 

Un ruolo che spesso non si sceglie

Diventare familiare curante raramente è una decisione presa a tavolino. Succede: una malattia, una caduta, un declino lento. Si comincia a fare un po’ di più, poi sempre di più, per affetto o per senso del dovere, a volte senza accorgersi di aver assunto un ruolo nuovo.

È un impegno che può dare molto, ma che pesa. La responsabilità costante, le emergenze impreviste, la quantità di compiti da gestire possono portare a un sovraccarico fisico ed emotivo. Gli specialisti lo chiamano caregiver burden, il carico di chi assiste. Si manifesta in modi diversi: stanchezza, disturbi del sonno, ansia, isolamento, senso di colpa.

 

Prendersi cura di sé non è egoismo

Proprio il senso di colpa è spesso l’ostacolo più grande. "L’altro sta peggio di me" è un pensiero comprensibile. Ma quando diventa una regola, i propri bisogni scompaiono uno dopo l’altro: il riposo, il sonno, gli amici, le passioni. E prima o poi il corpo presenta il conto.

Stare bene non toglie nulla alla persona assistita, anzi: chi ha energie può accompagnare l’altro con più serenità. Alcune indicazioni semplici:

  • ritagliarsi del tempo per sé, anche mettendolo in agenda e organizzando chi può dare il cambio;
  • riconoscere i propri limiti, che sono diversi per ognuno;
  • chiedere aiuto alla propria rete di famiglia, amici e vicini;
  • curare sonno, movimento e alimentazione, e non rinunciare ai contatti e agli interessi;
  • rivolgersi ai servizi e alle associazioni del territorio, che esistono proprio per questo.

 

Dove trovare informazioni

Il Cantone raccoglie le misure di sostegno disponibili in Ticino su www.ti.ch/familiaricuranti.

Salutepsi, il portale per la salute mentale dei cantoni latini, dedica ai familiari curanti una rubrica con consigli pratici e indirizzi utili, per accedere alla pagina clicca qui. 

 


Familiari curanti o volontari?

Si potrebbe pensare che l’impegno dei familiari curanti sia una forma di volontariato: in fondo, anche loro donano il proprio tempo senza essere pagati. Eppure, come ricordato all’Incontro cantonale della persona anziana 2026 – dedicato proprio al tema Anziani e volontariato –, in Svizzera la ricerca e le statistiche tengono le due cose distinte. Il legame familiare cambia infatti la natura dell’aiuto, perché entrano in gioco affetti, obblighi morali, reciprocità e storie di famiglia. Inoltre, se un volontario dedica qualche ora a un’attività e poi torna a casa, per chi assiste un proprio caro la cura si intreccia con la vita di tutti i giorni, spesso sotto lo stesso tetto.

Nella realtà, però, i confini sono tutt’altro che netti. La stessa persona può assistere la madre e, nello stesso tempo, fare la spesa per il vicino o impegnarsi in un’associazione. Distinguere serve a riconoscere ognuno per quello che fa, non a stilare una classifica. Familiari, volontari e servizi professionali sono tasselli diversi dello stesso mosaico che, solo insieme, garantiscono il sostegno a chi ne ha bisogno.

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Associazione Ticinese Terza Età
Associazione apartitica e aconfessionale che promuove iniziative volte a facilitare l’integrazione sociale e intergenerazionale delle persone anziane.