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Quando la scommessa smette di essere un divertimento

Scritto da Associazione Ticinese Terza Età | 12 giu 2026

Si è alzato il sipario sui Mondiali di calcio e sulla scia dell’entusiasmo sportivo è aumentata anche la voglia di scommettere. Se è vero che la fascia d’età più interessata dal fenomeno è quella compresa dai 15 ai 24 anni, è altrettanto vero che la dipendenza dal gioco d’azzardo non ha età: che sia un giovane, un adulto o un anziano, il meccanismo celebrale che si attiva è identico e il rischio di trasformare la puntata occasionale in una pericolosa abitudine una possibilità tutt’altro che remota. 


Con l’avvicinarsi dei Mondiali di calcio, i riflettori dei media e le campagne di prevenzione in Svizzera si sono accese sui giovani e sulle scommesse digitali. Si parla di algoritmi, app e smartphone. Eppure, se si spoglia il gioco d’azzardo dalla sua veste tecnologica, ci si accorge che la trappola psicologica non ha età. Che si tratti di un giovane che punta sul risultato di una partita di pallone, di un adulto che gioca al Lotto online, o di un anziano che compra al chiosco il Gratta e Vinci, il meccanismo cerebrale che si attiva è identico. L’eccitazione dell’attesa, la falsa sensazione di poter controllare il caso e la sottile illusione che “la prossima volta sarà quella buona” non guardano la carta d’identità. 


Caso contro abilità

Credere che le sessioni di gioco siano collegate tra loro, quasi dipendessero le une dalle altre, è un pensiero fallace: “Ogni volta che si gioca – spiega Roberta Smaniotto, collaboratrice dell’Istituto di Ricerca sul Gioco d’Azzardo – le probabilità di vincere ripartono da zero a prescindere da quanto si è investito fino a quel momento.”

Altrettanto illusorio è il pensiero che le chance di vincere aumentino perché si conosce bene lo sport sul quale si sta puntando. “È vero che posso intendermi di calcio, conoscere squadre e giocatori – puntualizza l’esperta –, ma ci sono imprevisti impossibili da calcolare. Un infortunio all'ultimo minuto, il maltempo o un qualsiasi incidente di percorso distruggeranno inevitabilmente ogni mia certezza, condizionando l'esito della scommessa. L’aspetto subdolo in questo caso è che il processo decisionale (la scelta su quale squadra puntare, su quale quota o su quale tipo di scommessa) crea una forte illusione di controllo. Il giocatore sente che la perdita non è dovuta solo alla sfortuna, ma a un errore di analisi che può essere corretto la prossima volta”.


Meccanismi uguali, ripercussioni diverse

Ed è proprio di questa “prossima volta” che si nutre il meccanismo psicologico della rincorsa della perdita, ovvero la convinzione totalmente irrazionale e compulsiva che l’unico modo per recuperare i soldi sia continuare a giocare. Non è però così e le ripercussioni a seconda dell’età possono essere molto diverse. “I danni del gioco d’azzardo si declinano in base al ciclo di vita di una persona – conclude Roberta Smaniotto –. Per un giovane l’impatto colpirà il lavoro o la scuola. L’anziano, invece, se ha la mente catturata dal gioco rischia di dimenticarsi di andare a prendere il nipote a scuola o, nei casi estremi, di sottrargli i risparmi dal salvadanaio. Sono storie reali. E a volte i danni sono irrecuperabili: a differenza di un ragazzo, un anziano che si gioca la pensione non ha davanti a sé un'intera vita per rimettersi in carreggiata”.


Quando il gioco d’azzardo diventa dipendenza

Per vergogna o perché negano il problema, sono poche le persone con un comportamento di gioco problematico che cercano aiuto di loro spontanea iniziativa. Per questo motivo è importante che le persone a loro vicine li motivino. I centri di consulenza sulle dipendenze, gli psicoterapeuti, i medici, i centri di consulenza in materia di indebitamento e le offerte di terapia di gruppo possono aiutarle. Anche su internet si può trovare una consulenza o partecipare a forum di autoaiuto.

Gli indizi che possono aiutare a riconoscere un comportamento di gioco problematico sono diversi. La persona in questione potrebbe:

  • giocare con maggiore frequenza e più a lungo che in passato e puntare somme di denaro più importanti,
  • mancare agli appuntamenti e non far fronte ai propri impegni a causa del gioco d’azzardo,
  • mentire alla famiglia e ad altre persone del proprio ambiente circostante,
  • giocare per compensare le perdite subite,
  • reagire in maniera irragionevole e aggressiva se qualcuno menziona il gioco,
  • minimizzare il problema,
  • agitarsi e irritarsi quando prova a giocare di meno o quando non c’è più denaro per giocare,
  • farsi prestare soldi da parenti e amici,
  • porsi dei limiti per le puntate in denaro che non riesce a rispettare.


Per maggiori informazioni:

Consulenza online sulle dipendenze: www.safezone.ch. Numero verde svizzero: 0800 040 080


A questo argomento è stato dedicato un approfondimento su terzaetà di aprile (2026), p. 10. Clicca qui per leggerlo.